Tortorici
La città delle campane
Dalle leggendarie rotte di Enea alle 72 contrade dai nomi greci (come Moira-destino e Potame-fiume), Tortorici affonda le radici in un passato millenario. Probabilmente rifondata in epoca bizantina, è un mosaico di culture che dall’Africa del Nord hanno trovato casa nel cuore dei Nebrodi.
Maestria artigiana e splendore
Opifici, botteghe e ingegno: il prestigio di una borghesia che ha trasformato i metalli in opere eterne.

I maestri campanari
L’arte della fusione del bronzo ha dato prestigio mondiale a Tortorici: le sue campane risuonano nelle chiese di tutta la Sicilia, testimonianza di una maestria secolare.

Opifici e metalli
Un’economia fiorente basata sulla laminazione del rame. I mulini e i 'paraturi' (gualchiere) sfruttavano l'energia dell'acqua per produrre seta, profumi e laminati esportati in tutta la regione.

Il pennello di Tomasi
Il pittore Giuseppe Tomasi, attivo nel XVII secolo, ha arricchito le chiese della Sicilia Orientale con i suoi dipinti dal forte taglio caravaggesco.
La notte del 6 giugno 1682 un’alluvione senza precedenti cambiò per sempre il volto della città. Seicento morti e una popolazione dimezzata. Eppure, da quel fango, la comunità seppe ricostruire le sue 39 chiese e il suo spirito fiero. Oggi Tortorici è un paradiso naturale: noccioleti, castagneti e i laghi Badessa, Trearie e Cartolari. Nel vallone Calagni, l’umile Petagna Sanuculaefolia custodisce il segreto di una biodiversità unica, protetta da una riserva naturale dedicata.
